Croce Rossa Privatizzata

Croce Rossa privatizzata, il test Roma:

meno burocrazia e rebus dipendenti

La struttura riformata dalle leggi 183 e 178 alla prova. Rocca: saremo più snelli e veloci. Usb: posti di lavoro a rischio

Personale della Croce Rossa in un campo rom (Proto)
Personale della Croce Rossa in un campo rom (Proto)

ROMA – Una svolta epocale, che porta con sé speranze, nuove prospettive e critiche feroci. La privatizzazione della Croce Rossa, in atto dal primo gennaio, realizzata per effetto della legge 183 e del decreto 178 del 2012, rappresenta per i vertici dell’organizzazione un punto di svolta storico per migliorare la gestione e implementare i servizi. Usb, invece, denuncia che la riforma rappresenta un salto nel vuoto e lancia un allarme sulla gestione «privata» nell’ambito della salute. A un mese da quella che, comunque, rappresenta una novità «storica», Corriere.it ha cercato di tracciare un primo bilancio, con la consapevolezza che uno dei test fondamentali per valutare il successo del nuovo assetto della Cri è rappresentato da Roma.

LA RIFORMA – La normativa prevede, dal primo gennaio, la trasformazione di tutti i comitati provinciali e locali di Croce Rossa in associazioni di diritto privato. Il comitato centrale continua a mantenere comunque funzioni di coordinamento. Dal primo gennaio 2015 anche il comitato centrale e i comitati regionali diventeranno privati. «In questo modo si garantisce una maggiore flessibilità e un più efficace intervento sul territorio – spiega Francesco Rocca, presidente nazionale di Croce Rossa -. La Cri assumerà un dinamismo tipico dell’associazionismo, senza che questa riforma incida minimamente sui progetti in corso».

Un intervento d’emergenza della Cri (foto Proto)Un intervento d’emergenza della Cri (foto Proto)IL PRIMO TEST SU ROMA – Uno degli effetti positivi della riforma consiste nella semplificazione burocratica. In città dai grandi numeri, come Roma e Milano, questa dovrebbe tradursi in una maggiore rapidità di intervento. «In questo mese stiamo già riuscendo ad aumentare la nostra presenza sul territorio grazie a un minor carico burocratico – spiega Flavio Ronzi, presidente del comitato provinciale di Roma -. Riusciamo ad aiutare le persone in un giorno, mentre prima questo non era materialmente possibile. Siamo anche più “snelli” nel reclutamento dei volontari». Proprio il comitato provinciale di Roma, in passato, è stato al centro delle critiche per le sue dimensioni «mastodontiche».

Francesco RoccaRIDIMENSIONAMENTO – La prospettiva del nuovo assetto, però, ha influito su un graduale ridimensionamento. «Questo comitato, in un certo momento ha avuto anche 520 dipendenti, poco meno del comitato centrale nazionale – spiega Rocca -. Per noi rappresentava un buco nero di dimensioni impressionanti. Abbiamo cercato di intervenire per renderlo più snello e al tempo stesso aprire più sedi a livello locale. Il nostro obiettivo è quello di garantire un comitato Cri in tutti i municipi per facilitare l’accesso ai servizi».

PIU’ ATTIVITA’ SOCIALI – Il futuro impegno della Croce Rossa in città, non tocca soltanto un profilo strutturale. Negli ultimi 18 mesi sono in netto aumento anche i servizi e le attività sociali. «Dovremo continuare in questo senso – spiega Ronzi – perché i bisogni sociali di Roma sono enormi. Il nostro intervento a livello locale è necessario soprattutto sotto il profilo dell’inclusione. La trasformazione in associazione ci garantisce una maggiore vicinanza ai cittadini».

Un’unità mobile della Croce Rossa (Jpeg) Un’unità mobile della Croce Rossa (Jpeg)USB: «NO CONTROLLO AI PRIVATI» – Il processo di riforma della Croce Rossa, però, non è indenne da critiche da parte dell’Unione sindacale di base. Un passaggio del genere, infatti, viene considerato come «preliminare» a un decadimento qualitativo dei servizi. «Non si tratta di una vera e propria privatizzazione perché il volontariato ritorna nell’alveo dell’associazionismo, mentre, come ente pubblico, Croce Rossa viene soppressa, ed è la prima volta che in Italia si verifica un episodio del genere – spiega Massimiliano Gesmini coordinatore nazionale Usb Croce Rossa -. I servizi perderanno in qualità, perché mentre fino a oggi sono stati erogati da personale competente, assunto da un ente pubblico, adesso potranno essere affidati a persone non professionalizzate, magari inquadrate tramite agenzie interinali. La sanità non deve essere affidata ai privati, ma deve restare pubblica».

Flavio Ronzi CORTEO A FEBBRAIO – Il sindacato annuncia, anche, una grande manifestazione a Roma a metà febbraio. Il presidente Rocca, però, non accetta queste critiche: «Cri non viene venduta ai privati, ma viene restituita ai soci e alla loro responsabilità. Fino ad adesso i volontari hanno dimostrato di saper governare bene la struttura a livello locale». Lo spettro del privato nell’ambito della salute pubblica non spaventa Ronzi: «E’ vero che il profit privato può essere deleterio in questo campo perché nella sanità non ci deve essere profitto. Diverso, però, è il caso di un “privato sano”, con bilanci certificati, dove ogni euro che viene incassato deve essere reinvestito nel territorio».

CONTRATTI E TAGLI – La privatizzazione dovrebbe permettere a Croce Rossa di essere più competitiva nel partecipare a gare, non essendo più vincolata all’applicazione del contratto collettivo degli enti pubblici. «Fino ad ora abbiamo perso molta strada nel confronto con i privati perché lo scarto rispetto alla nostra offerta economica era del 25% di meno. Quando partecipavamo alle gare eravamo sistematicamente esclusi perché la nostra proposta si rivelava troppo elevata – spiega Rocca -. Adesso probabilmente aderiremo a uno dei contratti collettivi esistenti previo confronto con i sindacati».

PRECARI DECENNALI – I precari decennali, invece, dovrebbero essere reclutati all’interno dei comitati locali in cui hanno prestato servizio. Nulla da fare, invece, per i lavoratori che sono stati assunti nell’ambito di convenzioni che non sono state rinnovate. «Se un ente, un’amministrazione locale, ci toglie un servizio e lo affida a terzi perché non rinnova la convenzione con Croce Rossa, i riflessi sui lavoratori sono immediati». Secondo Usb la riforma sta già assumendo tinte fosche per i dipendenti: «Dal primo gennaio, con la privatizzazione dei comitati provinciali e locali sono già scattati i primi licenziamenti collegati alla perdita delle convenzioni – dice Gesmini -. Chi presiede i comitati locali e provinciali, infatti, ha la discrezione di mantenere o meno queste convenzioni». Secondo Ronzi, però, a Roma niente è ancora cambiato: «La privatizzazione non ha portato a nessun licenziamento, anzi stiamo potenziando il nostro staff e la nostra presenza sul territorio».

31 gennaio 2014

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Corriere della Sera.

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